Nel laboratorio di Stefano Lippiello non ci sono scorciatoie. Si lavora con gli utensili di un tempo, con la pazienza di chi sa che il legno e l’acciaio vanno ascoltati prima di essere lavorati. Ecco, in quattro momenti, come nasce un’arma.

Tutto comincia dal banco da lavoro e da un pezzo di legno scelto con cura. Prima ancora di toccare la lima si guarda la venatura, si decide la sagoma, si immagina l’arma finita. Che si tratti di una costruzione nuova o del restauro di un pezzo d’epoca, il progetto viene prima di tutto.
Lime, raspe, scalpelli e sgorbie: gli utensili appesi alla parete del laboratorio sono quelli che danno forma al fusto, intagli compresi. Ogni passaggio si fa a mano, togliendo poco alla volta, perché il legno non perdona.


Canna, acciarino e guarnizioni trovano il loro posto e vengono provati, smontati, rimontati. Stefano, armaiolo e perito balistico, controlla ogni parte con l’occhio di chi conosce l’arma fin nei dettagli: nulla esce dal laboratorio senza essere stato verificato.
Nessuna replica è la copia di se stessa: ogni arma ha le sue linee, i suoi intagli, i suoi colori. Quando Stefano la solleva e la guarda, il lavoro è finito. È allora che l’arma è pronta per chi l’ha attesa.
